“Mio marito mi picchiava ed ero incinta”. E Mediaset licenzia il volto della tv

La storia che la vip ha deciso di riportare alla luce in questi giorni è una di quelle che, nonostante il tempo trascorso, continuano a scavare solchi profondi nel dibattito pubblico. Nel pieno di un clima nazionale e internazionale sempre più sensibile al tema della violenza sulle donne, la modella italiana è tornata a raccontare il suo passato,

quel vortice di paura e isolamento che negli anni Novanta l’aveva inghiottita mentre si trovava quasi sola, lontana da casa, al centro di un Paese che ancora non la conosceva. In quel contesto, aveva scelto il silenzio, convinta che fosse l’unico modo per proteggere suo figlio e per sottrarsi all’esposizione feroce dei tabloid spagnoli, pronti a dipingerla come una donna gelosa, incapace di accettare la fine della relazione e il flirt dell’ex compagno con Ana Obregón.

Ma oggi, a distanza di oltre trent’anni, Antonia Dell’Atte ha deciso di riprendere in mano quel capitolo doloroso della sua vita per domandare più attenzione e più rispetto per le vittime di violenza. Lo ha fatto con una lunga intervista rilasciata a El País, che ha avuto un’eco fortissima sia in Spagna sia in Italia. E che ha provocato, come vedremo, conseguenze immediate nella sfera lavorativa del suo ex marito. Prima che tutto questo accadesse, però, c’era la giovane modella italiana che, già musa di Giorgio Armani, aveva seguito l’uomo che amava in un percorso che sperava potesse darle stabilità. In Spagna era ancora quasi sconosciuta, e forse proprio per questo si sentiva vulnerabile, esposta, senza una rete di sostegno reale.

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È in quel contesto che Antonia Dell’Atte parla per la prima volta di ciò che definisce apertamente il suo incubo. E si rivolge all’ex marito chiamandolo senza esitazione “abusatore”, perché – spiega – certe parole vanno dette, senza edulcorazioni. Lo aveva conosciuto negli anni Ottanta attraverso amici comuni, e ai suoi occhi lui appariva come “un ragazzo normale”. Le aveva perfino confessato di conservare nella sua stanza una foto che la ritraeva insieme a Giorgio Armani. Antonia vide in lui un compagno distante dalla mondanità, qualcuno che potesse offrirle quella famiglia ordinaria che desiderava. Quello che accadde dopo, però, fu ben diverso dal futuro che aveva immaginato.

Quando la relazione divenne stabile, Antonia racconta che iniziò un processo lento ma costante di manipolazione. Lui voleva conoscere nel dettaglio le sue finanze, insinuava che nessuno fosse degno di fiducia, che persino gli amici più stretti volessero approfittarsi di lei. Poi il gesto simbolico che segnò una frattura: dopo la luna di miele, le annunciò che non avrebbe più dovuto farsi chiamare Antonia Dell’Atte, ma Contessa Lecquio. Davanti al rifiuto, ricorda la modella, arrivò “il primo calcio mentre ero incinta ed è iniziato il mio peggior incubo”. Le avrebbe persino detto che l’avrebbe sfregiata “per non farla sembrare carina”. Una spirale di violenze fisiche e psicologiche che si intensificò con il trasferimento a Torino, dove lui la costrinse, dice, a lasciare il lavoro, a troncare i contatti con la famiglia e a vivere chiusa in casa, accusandola di guardare altri uomini ogni volta che usciva.

Senza più riferimenti, Antonia cercò aiuto nella madre di lui, implorandola di aiutarla a scappare. Ma quella porta non si aprì. Le venne detto di restare, perché prima o poi il figlio sarebbe “guarito”. La modella ricorda quella fase come un disgusto profondo, un sopportare forzato nella speranza di intravedere una via d’uscita. Arrivò poi il trasferimento in Polonia, accompagnato da un nuovo episodio di violenza: “Mi ha dato un altro calcio, sono caduta e sono dovuta tornare a Torino per un intervento al menisco”. Intanto l’isolamento continuava, insieme alla sensazione di essere intrappolata in un meccanismo impossibile da spezzare.

La relazione extraconiugale del marito con Ana Obregón fu la scintilla che la riportò a respirare. Antonia la definisce “la goccia che ha fatto traboccare il vaso” e aggiunge senza esitazione: “Sarò eternamente grata ad Ana Obregón, che me lo ha portato via”. Contattò un avvocato e chiese il divorzio, decisa finalmente a chiudere un ciclo di dolore. E durante il restauro di un mobile appartenuto al padre di lui, trovò le lettere che l’ex marito le aveva scritto dopo averla picchiata. In quelle missive, racconta, l’uomo ammetteva le violenze. Il tribunale riconobbe la sua versione: “Il tribunale ha stabilito che non stavo mentendo quando l’ho chiamato abusatore. Non ho mai mentito. Ho sempre detto la verità”. Ma subito dopo arriva la frase più amara: “Eppure quest’uomo ha trascorso tutta la sua vita impunito. È ancora seduto in televisione”.

Una frase che oggi acquista un significato diverso, perché nelle ultime ore qualcosa si è mosso. Come riportato da El País, Mediaset ha deciso di licenziare Alessandro Lecquio, da anni opinionista del programma mattutino Vamos a ver su Telecinco. L’azienda, secondo il quotidiano spagnolo, si sarebbe attivata immediatamente dopo aver letto l’intervista, chiedendo un confronto sia con Antonia Dell’Atte sia con il suo avvocato. Dopo aver esaminato la documentazione legale, la decisione è stata presa in poche ore: Alessandro Lecquio non farà più parte della trasmissione.

Una conclusione che arriva tardi, forse, ma che restituisce almeno in parte il senso di giustizia che per decenni era sembrato sfuggire. E che riapre, ancora una volta, la discussione su come le testimonianze delle donne debbano essere ascoltate, tutelate e mai più ignorate.

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