La notte di Capodanno, mentre sui social scorrevano auguri e immagini di festa, un post ha catturato l’attenzione per il suo tono diverso, intimo,
quasi liberatorio. Un’attrice molto amata dal pubblico ha scelto le prime ore del nuovo anno per raccontare qualcosa che fino a quel momento aveva custodito con estrema riservatezza. Ha parlato di paure affrontate e finalmente superate, di un percorso personale complesso, arrivato a una svolta grazie a un sentimento che oggi sente più forte di tutto. “Non c’è niente che possa salvarti più dell’amore”.
Poche ore dopo, come se quel messaggio avesse aperto uno spazio di verità condivisa, è arrivata la risposta della persona a cui quelle parole erano dedicate.
Una cantante, anche lei molto seguita, ha fatto eco a quel racconto scegliendo di non edulcorare nulla. Ha parlato di mesi difficili, vissuti lontano dagli sguardi esterni, di un anno che dall’esterno sembrava scorrere senza scosse ma che dentro nascondeva tutt’altro. “Agli occhi degli altri, sembrava non stesse succedendo nulla…ma dentro di noi c’era una guerra silenziosa. Nessuno vedeva, nessuno sapeva. Solo noi due”.

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Il messaggio, però, non si è fermato al racconto della fatica. Nella parte più intensa della dedica, la cantante ha lasciato spazio a una certezza che oggi non sente più il bisogno di nascondere. Dopo mesi di dubbi e silenzi, il nuovo anno ha preso una forma precisa e un nome chiaro. “Il mio 2025 ha un solo nome e si chiama: Maria“. È in questo passaggio che il racconto privato si trasforma in una dichiarazione pubblica, capace di dare un senso a tutto ciò che fino a quel momento era rimasto sullo sfondo.
Solo a questo punto si scopre che le protagoniste di questo scambio sono Maria Esposito e Silvia Uras. Ed è Silvia Uras, attraverso una storia pubblicata su Instagram, a tornare sulla dedica ricevuta, raccontando frammenti di quotidianità condivisa con l’attrice. Momenti in cui il rumore del mondo sembrava troppo forte e l’unica soluzione era restare insieme. “Quando il mondo pesava troppo e tutto faceva rumore, bastava stare insieme perché tutto scomparisse. In mezzo alla tempesta, tu eri il mio posto sicuro”. Anche lei ammette che non è stato semplice, che nei mesi scorsi entrambe hanno dovuto fare i conti con paure profonde, ma una cosa non è mai cambiata. “Ci siamo scelte ogni giorno, anche quando era difficile. Anche quando sembrava impossibile”.

Nel suo racconto, Silvia Uras aggiunge un tassello ancora più personale, spiegando quanto questo legame abbia inciso sulla sua visione dell’amore. Non si tratta solo di un sentimento, ma di una vera e propria ancora. “Se sono ancora qui, se credo ancora nell’amore, è perché l’ho visto nei tuoi occhi”. Un ringraziamento diretto, che diventa anche una promessa implicita per il futuro, perché qualunque cosa accada, insieme si sentono pronte ad affrontarla.
La loro storia, però, non nasce sotto i riflettori. Lo scorso ottobre, in un’intervista rilasciata a Fanpage.it, Silvia Uras aveva raccontato come tutto fosse iniziato in modo semplice. Maria Esposito l’aveva seguita su TikTok, lei aveva ricambiato il segui e le aveva scritto. Da quel primo scambio è nato un dialogo continuo, cresciuto nel tempo, fino a trasformarsi in un rapporto solido, personale e anche lavorativo. Uras, infatti, ha collaborato alla colonna sonora del film Io sono Rosa Ricci.


Già in quell’occasione, la cantante aveva spiegato il suo punto di vista sulle definizioni e sulle etichette. “Non credo ci sia bisogno di specificare cosa siamo o cosa non siamo, non penso che faccia differenza. Quando due persone si vogliono bene, conta l’affetto che le lega, non le definizioni. Capisco la curiosità ed è lecita, ma per me la riservatezza è importante”. E sulle domande legate alla vita privata aveva aggiunto. “Semplicemente scelgo di non rispondere, è il motivo per cui non ho mai reso nota alcuna relazione sentimentale. Credo che nel 2025 non ci sia bisogno di dover dare spiegazioni sulla propria sessualità, preferisco raccontarmi attraverso la mia arte e le cose che faccio, non attraverso etichette di questo tipo”. Parole che oggi, alla luce di queste dediche incrociate, assumono un significato ancora più profondo.