La strage di Capodanno a Crans-Montana continua a svelare, giorno dopo giorno, dettagli sempre più drammatici e controversi.
Quella che doveva essere una notte di festa si è trasformata in un incubo senza ritorno, con 40 vittime, quasi tutte giovanissime, intrappolate tra fiamme e fumo in pochi minuti. Un evento che ha sconvolto la Svizzera e l’Europa intera, aprendo interrogativi non solo sulle cause dell’incendio, ma anche sui comportamenti di chi si trovava all’interno del locale nei momenti decisivi.
Al centro dell’inchiesta c’è il locale Le Constellation, andato completamente distrutto dal rogo la sera del 31 dicembre. Secondo quanto riportato da Repubblica, alcune immagini riprese dalle telecamere stradali mostrerebbero una scena destinata a pesare come un macigno sull’indagine: la proprietaria del locale, Jessica Moretti, che si allontana in strada con la cassa in mano proprio mentre all’interno si consuma la tragedia. Una sequenza che, se confermata, rischia di cambiare il quadro delle responsabilità.
Crans-Montana, i proprietari del locale distrutto dalle fiamme rompono il silenzio

Strage Crans-Montana, il figlio di Jessica Moretti ripreso dalle telecamere: cosa faceva
Quella sera Jessica Moretti si trovava nel locale insieme al figlio, avuto da un precedente matrimonio e capo dello staff. Sarebbe rimasta ustionata a un braccio, mentre il marito Jacques, comproprietario del Le Constellation, si trovava in un altro locale. Entrambi francesi di origine corsa, i due gestiscono anche altri esercizi nella zona, tra cui “Le Vieux Chalet” a Lens, vicino a Crans-Montana, e il locale “Senso”. A ricostruire le loro origini è il quotidiano corso Corse Matin: Jacques è nato a Ghisonaccia e si è trasferito nel Canton Vallese nei primi anni Duemila, mentre Jessica Anne Jeanne Maric, coniugata Moretti, 40 anni, è nata nella Corsica centrale ed è cresciuta a Cannes. Suo padre, Jean-Paul Maric, sarebbe un vigile del fuoco nella città della Costa Azzurra.

È però la figura del figlio a emergere con forza dalle testimonianze e dalle immagini. Mentre il locale veniva invaso dal fumo e le fiamme si propagavano rapidamente, il ragazzo avrebbe tentato disperatamente di salvare quante più persone possibile. Secondo quanto emerso, dall’interno della veranda avrebbe cercato di rompere i pannelli di plexiglass per creare un varco e permettere agli intrappolati di fuggire. Un gesto istintivo e rischiosissimo, compiuto mentre intorno si scatenava il panico, con urla, calca e la consapevolezza che ogni secondo poteva essere decisivo tra la vita e la morte.


Ed è proprio questo contrasto a rendere la vicenda ancora più sconvolgente. Le stesse immagini delle telecamere mostrerebbero che, mentre il ragazzo lottava contro i pannelli nel tentativo di liberare chi era rimasto bloccato, la madre sarebbe fuggita all’esterno stringendo la cassa del locale. Un dettaglio che, se accertato dagli inquirenti, potrebbe aggravare sensibilmente la sua posizione giudiziaria, aprendo anche all’ipotesi di omissione di soccorso. In una notte segnata da eroismi silenziosi e scelte disperate, questo episodio rischia di diventare uno dei simboli più controversi e dolorosi della strage di Crans-Montana.