Si è chiuso solo ieri, dopo giorni di attesa straziante, il lungo e doloroso lavoro di identificazione delle vittime del rogo di Capodanno a Crans-Montana. Oggi il tempo del silenzio lascia spazio a quello del rientro e del commiato: un aereo dell’Aeronautica militare riporterà in Italia le sei giovanissime vittime italiane della tragedia.
Il C-130 decollerà dall’aeroporto di Sion alle 11 e atterrerà a Milano Linate alle 11:50, con a bordo i feretri destinati a tornare nelle città di origine per l’ultimo saluto. Una scelta che segna il passaggio dalla cronaca dell’emergenza a quella, ancora più difficile, del lutto.
Il bilancio definitivo è pesantissimo e ora non lascia più spazio all’incertezza. Tutte le vittime sono state riconosciute: quaranta giovani tra i 14 e i 39 anni, provenienti da diversi Paesi europei. Ventuno erano svizzeri, nove francesi,
di cui una con doppia cittadinanza svizzera e una con cittadinanza israeliana e britannica, sei italiani, poi una vittima belga, una portoghese, una rumena e una turca. Numeri che raccontano una notte di festa trasformata in strage, e una tragedia che ha attraversato confini e famiglie, unendo nel dolore comunità diverse.

Morti Crans-Montana, oggi l’arrivo delle vittime, i funerali a spese dello Stato
Dopo l’arrivo in Italia, i feretri dei sedicenni Achille Barosi e Chiara Costanzo resteranno nel capoluogo lombardo, mentre quello del loro coetaneo Giovanni Tamburi proseguirà verso Bologna. Genova accoglierà il corpo del quasi diciassettenne Emanuele Galeppini, mentre il volo di Stato continuerà fino a Roma Ciampino per consentire l’arrivo del feretro del sedicenne Riccardo Minghetti. Diverso il percorso per Sofia Prosperi, anche lei sedicenne e italo-svizzera residente a Lugano: il suo feretro non sarà imbarcato, perché le esequie si svolgeranno direttamente nella città elvetica. Una mappa di città e di ritorni che fotografa la frammentazione di un dolore comune.

Ad accompagnare il rientro delle salme c’è anche una decisione istituzionale dal forte valore simbolico. I funerali, ha annunciato l’ambasciatore d’Italia in Svizzera Gian Lorenzo Cornado, saranno a spese dello Stato. Parole che arrivano insieme a un commento carico di amarezza: “Una tragedia evitabile”. Una frase che pesa come un’accusa e che, pur senza entrare nel dettaglio delle responsabilità, richiama il tema centrale che ora attraversa l’intera vicenda, quello delle condizioni di sicurezza e delle scelte fatte all’interno del locale.
Ed è proprio sul fronte giudiziario che la storia inizia a mostrare il suo volto più complesso. La procura del Canton Vallese ha escluso, almeno per ora, l’adozione di misure restrittive nei confronti dei gestori del locale Constellation, spiegando che “non vi è alcun sospetto che gli indagati intendano eludere il procedimento penale o la pena prevista tramite la fuga”. Jacques Moretti e la moglie Jessica Maric restano quindi a piede libero, pur essendo indagati per omicidio colposo, lesioni e incendio colposi, mentre l’inchiesta prosegue.


Le indagini hanno già chiarito un punto cruciale: l’incendio sarebbe stato innescato dall’uso dei dispositivi pirotecnici, le cosiddette “fontane”, mentre continuano gli accertamenti sul rispetto delle norme di sicurezza e sulla configurazione degli spazi interni. È in questo snodo, tra ciò che era consentito e ciò che forse non lo era, che si gioca la ricerca della verità. Intanto l’Italia si prepara a salutare i suoi ragazzi, con una prima data già fissata: i funerali di Riccardo Minghetti si terranno la mattina del 7 gennaio alla Basilica dei Santi Pietro e Paolo. Un appuntamento che non chiude la ferita, ma segna l’inizio di un lungo cammino di memoria e di domande ancora aperte.